AI POPOLI INDIGENI DEL MONDO E ALLA LORO LOTTA PER ESISTERE

Tratto da: America Latina dal basso, n,ro 3/2016

Oggi vi raccontiamo dei popoli indigeni dell’America Latina pensando ai popoli indigeni del mondo, ovunque in resistenza affermando il proprio diritto ad esistere con le loro culture e valori, primo fra tutti l’armonia con la Madre Terra. Cogliamo l’occasione di un triste anniversario per fare della vittima, una fra troppe, un simbolo di queste lotte:

 

“RICORDANDO BERTA CÁCERES

Berta Isabel Cáceres Flores, leader del popolo indigeno Lenca e co-fondatrice del Consiglio delle organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras (COPINH), fu assassinata il 3 marzo 2016 in Honduras. Secondo notizie di questi ultimi giorni, i suoi assassini sarebbero componenti delle forze speciali hondureñe, due dei quali avrebbero nel loro curriculum la formazione controinsurgente ricevuta nella famosa Escuela de las Americas.

La rivista Altreconomia ha pubblicato una intervista con Gustavo Castro, unico testimone del suo assassinio (https://altreconomia.it/berta-un-anno/). Molti italiani che hanno frequentato il Chiapas nei primi anni dopo l’insurrezione zapatista in Chiapas ricorderanno Gustavo come cofondatore, con Onesimo Hidalgo, del Centro de Investigaciones Económicas y Políticas, AC (CIEPAC). Dopo la sparizione di questo, Gustavo, con altri colleghi, ha fondato Otros Mundos Chiapas AC. (http://otrosmundoschiapas.org/).”

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Immagine tratta da internet di un popolo indigeno.

IL QUADRO PIU’ COMUNE DEI CONFLITTI

Elencare qui tutti i conflitti in corso e le uccisioni legate a questi richiederebbe troppo spazio. Ne abbiamo selezionati tre per la loro attualità e importanza ma molti altri sarebbero da citare, ripromettendoci nei prossimi numeri del Mini, quale che sia la tematica trattata, uno spazio per illustrare volta a volta quello che ci sembrerà più rappresentativo di questa triste catena.

A fine gennaio il giornale telematico comune-info ha pubblicato un importante articolo della ricercatrice messicana Silvia Ribeiro, dal titolo La Ribellione indigena delle Americhe (http://comune-info.net/2017/01/la-ribellione-indigena-nelle-americhe/) che fin dall’inizio ricorda con chiarezza le cause principali di questi conflitti:

Da un estremo ad un altro, i popoli indios delle Amériche vivono, costruiscono e resistono. Resistono alle invasioni, sui loro territori, di miniere, industrie petrolifere, grandi dighe, gasdotti, all’abbattimento dei loro boschi e alle mega piantagioni di monocolture di alberi, ai parchi eolici, alle piantagioni di transgenici e alle fumigazioni di agrotossici, all’avanzare indiscriminato di progetti immobiliari, alla contaminazione e furto delle loro terre, fiumi, laghi, e aria. Resistono inoltre ai mille modi per tentare di renderli invisibili, di affermare che non esistono o che non sono popoli; affinché ogni lotta, quando viene alla luce e suscita solidarietà, venga vista come un fenomeno localizzato e isolato, dove non c’è storia, non c’è identità, non c’è organizzazione, non c’è solidarietà e reti con molti altri. Le lotte indigene hanno molti livelli di significato che ci toccano tutti e tutte, anche se spesso li percepiamo solo a partire dalle loro resistenze nei momenti di repressione e minaccia.

(Per chi volesse approfondire la tematica dei conflitti legati all’estrattivismo nelle sue varie forme, e che supera i confini dell’America Latina, suggeriamo la lettura del saggio di Raúl Zibechi La nuova corsa all’oro. Società estrattiviste e rapina, scaricabile gratuitamente dal sito https://camminardomandando.wordpress.com/quaderni/la-nuova-corsa-alloro-societa-estrattiviste-e-rapina (esiste anche una edizione cartacea che si può richiedere a aldozanchetta@gmail.com)]

 

BRASILE – IL CASO DEL POPOLO INDIGENO KAIOWÁ-GUARANÍ

A questo caso, di gravità eccezionale, dedicheremo uno dei prossimi numeri in occasione di una campagna internazionale di sostegno che sta prendendo ora forma. Descriviamo sinteticamente la situazione estraendola da una dichiarazione del Tribunal Popolar che opera a sostegno di questa popolazione:

L’accordo tra i grandi proprietari terrieri e la borghesia, per il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, minaccia di ridurre finanche quei pochi diritti rimasti, conquistati dai popoli indigeni, in particolare, con la Costituzione del 1988. Dei 594 membri del Parlamento che compongono il Congresso Nazionale, 207 di questi sono i diretti rappresentanti della grande industria agroalimentare. Questo gruppo parlamentare sta mettendo mano a molti diritti conquistati con la Costituzione del
1988, approvando misure provvisorie, emendamenti e riforme costituzionali contro più di 300 popolazioni indigene viventi in Brasile.
In questo momento, non si sa quale sarà il futuro del nostro paese e tanto meno il futuro delle popolazioni indigene, sia di quelle che vivono nei loro villaggi tradizionali che di quanti si trovano in contesti urbani. Per quanto riguarda l’ambiente, secondo l’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale – INPE), la deforestazione in Brasile ha raggiunto circa 5.800 Km² nel 2015, una superficie equivalente alla Palestina (5.660 km²), la Cisgiordania, oltre a 360 km² della Striscia di Gaza). [1].
Nello stesso anno, secondo il Conselho Indigenista Missionário (Consiglio Missionario Indigenista – CIMI), 137 indigeni sono stati uccisi in Brasile. Di questi delitti, 36 sono stati commessi a Mato Grosso do Sul, prevalentemente contro i Guarani Kaiowá. [2]. Il Congresso Nazionale ha intenzione di ridurre drasticamente i territori indigeni in Brasile con la proposta di emendamento costituzionale 215 (PEC 215), cosa che comporterebbe una riduzione dall’attuale 13% al 2,6% di territorio brasiliano per queste popolazioni, causando ulteriori disboscamenti, crimini ed eccidi di indigeni che vivono nelle loro terre tradizionali.

In seguito all’ennesima minaccia di essere scacciati dalla propria terra, l’8 ottobre 2012 la comunità indigena Guarani-Kaiowá [it] di Pyelito Key/Mbarakay, nella città di Iguatemi, nello stato del Mato Grosso do Sul (MS) ha scritto una lettera aperta ampiamente ripresa sia dalla stampa internazionale che online, che rilancia il grido di resistenza contro la prospettiva di morte che minaccia un’intera popolazione:

Chi accuseremo per le violenze subite ? Quale giustizia brasiliana? Se è proprio la giustizia federale a generare ed alimentare la violenza contro di noi. (…).Sappiamo bene che al centro di questo nostro antico territorio sono sepolti la maggior parte dei nostri nonni, delle nostre nonne e dei nostri avi, che quello è il cimitero dei nostri antenati. Coscienti di questo, siamo destinati e vogliamo essere uccisi e sepolti insieme ai nostri antenati proprio qui dove ci troviamo oggi e per questo chiediamo al Governo ed alla giustizia federale che non emani l’ordine di espulsione dalle nostre terre ma direttamente la nostra morte collettiva e la nostra sepoltura in questo luogo. (https://it.globalvoices.org/2012/11/brasile-il-grido-di-resistenza-dei-guarani-kaiowa/)
A causa di questa situazione di smarrimento oltre mille giovani kaiowá si sono suicidati negli ultimi 20 anni !

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Altra immagine di un popolo indigeno tratta da internet.

HONDURAS – L’APPELLO DEL POPOLO AFRO-DISCENDENTE GARÍFUNA DIFFUSO DA OFRANEH

L’appello ci offre l’occasione per ricordare che oltre ai popoli originari esistono altre realtà indigene, in particolare le comunità afro, discendenti degli schiavi africani selvaggiamente trasferiti dalle loro comunità native nelle Americhe. Mercato degli schiavi con il quale potremmo trovare qualche analogia con la situazione attuale dei migranti. L’appello è interessante perché ricorda altre quattro cose:

– La visione matriarcale di queste popolazioni

– Il rifiuto esplicito del concetto occidentale di “sviluppo”

– L’amore per la Madre Terra, perno della propria cosmovisione

– L’aleatorietà delle leggi di “consultazione preventiva”[1]

Nell’appello si ricorda come OFRANEH sia l’Organizzazione Fraterna Negra del popolo garífuna dell’Honduras per la difesa dei propri diritti culturali e territoriali, sorta nel 1978. In esso si legge fra l’altro:

In questo momento siamo impegnati nella difesa del nostro territorio ancestrale, il quale è aggredito dalle pressioni territoriali provenienti da imprese turistiche e dalla produzione di palma africana, oltre che dalle politiche dello stato nazionale. Nello stesso momento promuoviamo un processo di informazione diretto al nostro popolo attraverso radio comunitarie e assemblee permanenti, dando enfasi al lavoro di genere, tenendo conto la visione matriarcale del popolo garífuna.
Abbondano gli esempi di interventi statali in nome di un supposto “sviluppo” accompagnati da militarizzazione e da violenze. Ai popoli indigeni, in pieno XXI secolo, viene imposta la visione occidentale dell’accumulazione del capitale e della sua generazione in contrapposizione alle nostre cosmo visioni incentrate sul rispetto della madre terra.
Da analisi realizzate da popoli indigeni in diversi paesi del continente dove esistono leggi di “consultazione preventiva” risulta che possono esistere legislazioni o regolamenti perfetti, ma queste vengono annacquate nell’applicazione di fronte alla debolezza esistente nell’implementazione dello stato di diritto e la corruzione imperante in America Latina. Il razzismo radicato in un continente dove prevale il feudalesimo, trasforma la legge di consultazione in un puro formalismo che le imprese devono aggirare per esercitare in associazione con gli stati-nazione il colonialismo nel XXI secolo.

ECUADOR – IL GOVERNO CONTRO IL POPOLO AMAZZONICO SHUAR

Il conflitto fra il governo di Rafael Correa e il popolo amazzonico degli shuar, una delle etnie più tutt’oggi compatte eorgogliose, ha portato nel dicembre dello scorso anno alla militarizzazione del territorio abitato dalla comunità Shuar di NanKints in Morona di Santiago. L’origine del conflitto è dovuto a una concessione mineraria (ExplorCobres) ad una impresa cinese nella quale è prevista la costruzione della diga di Barro Blanco Panamá e l’inondazione della aldea sacra di Kiad. La concessione è stata effettuata senza rispettare la posizione assunta dalla comunità Buglé nelle consultazione effettuata. La reazione degli shuar è stata violenta e negli scontri che sono seguiti è stato ucciso un poliziotto e altri sono stati fatti prigionieri e sono tuttora in mano shuar e ciò a seguito dell’arresto di alcuni leader indigeni.
(http://www.ohchr.org/SP/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID =21065&LangID=S)

Questa situazione di grave tensione sarà aggiornata in un prossimo Mini che riguarderà l’Ecuador una volta noti i risultati del secondo turno delle elezioni presidenziali che vedono il ballottaggio fra Lenin Moreno, candidato dello schieramento governativo Alianza Pais (39,33%, a un pelo dal 40% che lo avrebbe visto vincitore) e già Vicepresidente e Guillermo Lasso, il banchiere leader dello schieramento di destra (29,19%).
Anticipiamo solo un’osservazione, ricordando lo scandalo Odebrecht, la grande impresa di costruzioni brasiliana al centro delle traversie giudiziarie che in Brasile hanno investito tanto il governo Dilma Roussef come i suoi oppositori, andati al governo con quello che è stato definito un “colpo di stato giudiziario”. Questo scandalo, che ha coinvolto con atti di corruzione leader politici di quasi tutti i paesi latinoamericani e anche alcuni africani, ha colpito anche l’entourage di Moreno (personalmente non coinvolto ad oggi). Come ha dichiarato il leader indigeno kichwa Humberto Cholango, egli si sentirebbe imbarazzato a votare per un banchiere ma non si può sostenere Moreno senza che gli venga chiesto di mettere in discussione il progetto paese di Alianza Pais, di chiaro stampo “sviluppista”. Come ha ricordato Eduardo Gudynas estrattivismo, grandi opere e corruzione sono fenomeni strettamente collegati (http://ambiental.net/2016/12/corrupcion-y-extractivismos-mutuamente-asociados/)
Nelle passioni suscitate dal processo elettorale in Ecuador, che vede in America latina rilevanti personalità della sinistra a difesa acritica del ciclo, oggi in crisi, dei governi “progressisti”, le elezioni ecuadoriane sono state addirittura lette come una nuova “battaglia di Stalingrado ! (Atilio Boron, http://www.cubadebate.cu/opinion/2017/02/05/la-batalla-de-stalingrado-se-librara-en-ecuador/). Nella opposizione a Lasso, che appare a mio parere più che comprensibile, e nell’augurio di vittoria a Lenin Moreno, stupisce però una solidarietà incondizionata che tace sulle politiche neoliberiste attuali del paese. Come anche il silenzio sui conflitti sociali in corso che hanno portato in carcere centinaia di attivisti sociali. Ma è un altro discorso, sul quale ritorneremo.

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